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L’attacco contro l’Ambasciata cubana: il silenzio eloquente dei suoi complici

Disposto a tutto il terrorista ha guidato la sua auto per vari chilometri armato con un AK-47. Photo: The Washington Post
Disposto a tutto il terrorista ha guidato la sua auto per vari chilometri armato con un AK-47. Photo: The Washington Post

Data: 

14/05/2020

Fonte: 

Periódico Granma

Autore: 

Il ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, nella conferenza stampa virtuale offerta il 12 maggio sul’attacco terrorista al’Ambasciata di Cuba negli Stati Uniti, ha detto:   
«Qui c’è un attaccante, un fucile AK-47, 32 bossoli  di proiettili, 32 orifizi dei colpi e la dichiarazione dell’esecutore dei fatti dell’intenzione d’aggredire e uccidere».
Inoltre abbiamo il silenzio del Governo degli Stati Uniti, un silenzio che conosciamo, che per anni ha accompagnato le azioni che gruppi violenti radicati nel territorio di questo paese hanno eseguito contro Cuba.
Ogni ondata di terrore è stata preceduta da forti campagne di odio, rancore, minacce, tentativi di screditare il modo di fare di Cuba nell’arena internazionale, nel mezzo di scenari in cui l’assedio economico stringe sempre più forte il collo.
Il terrorismo è costato all’Isola più grande ell Antille 3478 morti e  2.099 invalidi, oltre a enormi danni economici, realizzato con o senza l’appoggio del Governo degli USA ma contando sempre con il suo beneplacito e obbedendo alle direttive della CIA.
Centinaia di gruppi terroristi sono stati creati, finanziati e addestrati dalla CIA, organizzazioni che hanno avuto nelle loro fila noti assassini come Orlando Bosch, Luis Posada Carriles, Guillermo e Ignacio Novo Sampol e molti altri.
Il Comando delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU), creato nel 1976, rappresentò l’integrazione di una rete di terrorismo internazionale, la prima nella storia.
«La guerra per i cammini del mondo», come loro la chiamarono, non rispettò frontiere nè leggi internazionali e le ambasciate cubane furono il bersaglio preferito.
In quegli anni organizzarono più di 370 operazioni terroristiche, e l’atroce esplosione di un aereo civile cubano in volo fu la terribile espressione dell’odio esacerbato e protetto dal silenzio della Casa Bianca.
L’esecutore della recente azione contro la nostra Ambasciata a Washington, Alexander Alazo Baró, ha partecipato a un incontro in un centro religioso chiamato   Doral Jesus Worship Center, con persone che manifestano una condotta ostile verso la Rivoluzione cubana.  Uno dei suo «amicis» del centro religioso, il pastore Frank López, mantiene strette  relazioni, niente meno che con Marco Rubio, con il congressista Díaz-Balart e altri personaggi con unanota posizione estremista.
Il suo comportamento prima dell’aggressione non poteva essere meno «prudente», non ha nascosto il suo odio verso la nazione che lo ha visto nascere né i suoi deliri, reali o fittizi, aveva poco denaro, senza un lavoro fisso, come ha detto la moglie a varie fonti.
Pochi giorni prima aveva controllato il luogo pianificato, ogni passo di quello che pensava d’eseguire, tutto in mezzo a Washington, a pochi isolati dalla Casa Bianca, in una zona molto vigilata, armato e pericoloso. Disposto a tutto, il giorno zero ha guidato la sua auto per molti chilometri, portando un AK-47 e ha sparto contro il suo obiettivo.
Il Governo di Cuba ha infinite ragioni per reclamare un’investigazione completa e dettagliata dei fatti dal Governo degli Stati Uniti e reclamare che si prendano le necessarie misure per impedire che ritornino quei tempi di sangue innocente sparso, che finiscano la politica d’evidente ostilità, gli attacchi verbali e le azioni che stimolano queste condotte.